Anatomia della pubblicità perfetta

Ci sono cose che non si possono comprare; per tutto il resto c'è Mastercard. Ve la ricordate? Correva l'anno 2000, io avevo 5 anni ma ai giorni nostri basta fare una ricerca su Youtube per riaffiorare momenti che hanno segnato la nostra infanzia. Ad esempio Materazzi quando ricevette l'iconica testata.

Per un'azienda che investe per pubblicizzare al meglio il proprio prodotto, non esiste cosa più importante di uno spot intrigante che induca il consumatore a comprarlo. Prendendo una recente pubblicità che mi ha colpito: Riso Scotti. Su internet l'ironia è divampata: un gruppo di uomini e donne impegnati in un breve pezzo rap. Non sono i primi ad inventarsi qualcosa da usare esclusivamente per fini pubblicitari e partorire un pezzo orecchiabile. Purtroppo (o per fortuna), anche per le pubblicità esce fuori il dietrologo di turno che individua ogni minimo segnale Illuminati Confirmed per poterci scrivere un'articolo. La polemica odierna è sullo spot "troppo gay friendly" della Lavazza. A me non fa nè caldo né freddo, è un semplice spot che grida ai diritti e alla libertà. A me, da rossobruno, se non piace qualcosa al massimo non mi passerà in testa di rivederlo su Youtube. Di sicuro non mi metterei a boicottare l'italianissima multinazionale. Per vostra informazione: il discorso in sottofondo è tratto dal film Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin. È difficile analizzare seriamente una pubblicità, anzi spesso è tutta questione di sensazione, e chi ci prova cade nel più classico della codardia: attaccare sul personale.
È come chi ti critica quando enunci la frase "il lavoro rende liberi" solo perchè era uno slogan nazista. Sono frasi di 70-80 anni fa ma tutt'ora fanno testo.
Un esempio di pubblicità brutta (ma proprio brutta) è quella della Tena Men. Inguardabile. Non ha senso. Quanto odio quell'uomo brizzolato, se fossi in macchina alla guida e lo ritrovassi davanti potrebbe scapparci l'omicidio. Da dove cominciamo? Non c'è una canzone sotto, indispensabile; non mostra il prodotto; un consumatore che la guarda per la prima volta pensa: che minchia vuol dire? Attenzione, anche le pubblicità con un profondo significato suscitano quel pensiero. La differenza è che in queste prima o poi arrivi a comprendere. Un altro esempio? La pubblicità di Iliad "figlio del capo". Marketing questo sconosciuto.

La vera pubblicità perfetta è, tornando in tema di caffé, della Nescafé «for the moments that matter». In pochi la conosceranno poichè la versione completa è stata trasmessa solo per Regno Unito e Irlanda. C'è tutto: dolce canzone di sottofondo attinente al contesto; significato profondissimo; sfondo molto originale (che non è il Colosseo). Ti fa premere 40 volte il tasto play. Tra i commenti su Youtube spicca un "This is the first time I've searched for an advert on YouTube after seeing it on TV" che non è il mio caso visto che ho consumato nottate a guardare e riguardare vecchie pubblicità ma constàta l'enorme appeal. L'elemento più bello è la canzone: una cover di Sunnie Williams di Stand By Me. Purtroppo neanche con Shazam sono riuscito a reperirla e leggendo in giro pare che sia un'esclusiva. A cercare il pelo nell'uovo, è l'unica pecca.

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